"L'Agenzia ha utilizza parametri non affidabili e certi, per evidenziare un reddito maggiore di quello dichiarato", ha denunciato, infuriato, Furlan, ricordando come "non pochi titolari di imprese, come me, si sono trovati sull'orlo della disperazione." "Molti imprenditori e professionisti", infatti, "hanno gettato la spugna, pensando di trovarsi davanti ad un ente intoccabile ed è così che l'Agenzia si trova sulla coscienza anche vite umane."
Non lui, però: "Ho deciso di ribellarmi al sistema accertamento, anche come senso di responsabilità per le 40 famiglie stipendiate alle mie dipendenze e che per 30 anni mi hanno dato fiducia”. Affiancato dal suo avvocato, Veneri, punta il dito contro gli “accertamenti erronei, infarciti di pregiudizi ed effettuati da persone non correttamente preparati e avulsi dalla realtà produttiva”.
Una battaglia che ha trovato, inaspettatamente, anche l'appoggio del giudice di Padova, che ha deciso di proseguire con il giudizio. "Forse l'era dell'intoccabilità e dello strapotere dell'Agenzia delle Entrate sta per finire", ha chiosato il legale di Furlan.
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