«Anche quando le imprese vantano un diritto incontestabile ad ottenere il rimborso dell’Iva già pagata – hanno spiegato fonti della Commissione – l’operazione avviene generalmente, nella migliore delle ipotesi, solo due anni dopo la presentazione della relativa domanda. E spesso il pagamento slitta ulteriormente a causa della mancanza di fondi in tesoreria». Ed anche il termine massimo di quattro anni fissato dall’amministrazione italiana per effettuare i rimborsi appare, come ha già avuto modo di stabilire la giurisprudenza della Corte di giustizia Ue, «irragionevolmente eccessivo».
Da qui l’iniziativa assunta dalla Commissione, che contesta all’Italia la presunta violazione di alcune delle disposizioni della direttiva 112 del 2006 in materia fiscale. Ma anche l’aver messo in campo norme che – consentendo l’accesso a una corsia preferenziale per i rimborsi in casi ‘eccezionalì solo alle aziende già attive da almeno cinque anni – discrimina e certamente non incentiva la nascita di nuove iniziative. Nel complesso, si osserva poi a Bruxelles, si è in presenza di un sistema che contribuisce a fare dell’Italia il Paese con la più alta quota di Iva dovuta e non incassata. Mercoledì quindi Bruxelles, salvo colpi di scena, procederà a dare l’ok all’invio all’Italia di una lettera di messa in mora, primo passo di una nuova procedura d’infrazione che potrebbe concludersi – ma i tempi sono lunghi – con il deferimento alla Corte di giustizia Ue.
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